|  |  |  | 

Quando un manager è un cattivo capo?

Quando un manager è un cattivo capo

E’ esperienza comune, purtroppo, negli ambienti di lavoro trovarsi a lavorare gomito a gomito con persone che hanno – solo in parte – o per nulla, le caratteristiche di un buon capo.

Perchè un capo non ci piace?

In genere non ci piacciono le persone che non ci apprezzano, che non hanno fiducia in noi, che non ci fanno crescere, che cercano l’errore, invece di avere una visione di insieme su tutto il nostro lavoro, che ci incolpano di sbagli che non sono dipesi da noi, che vogliono prendersi il merito del nostro lavoro, che non ci spronano a trovare soluzioni, che si “agitano” per quisquiglie, e la lista potrebbe continuare.

Le 9 caratteristiche di un capo che ci infastidiscono!

1. Sa tutto lui!

Siamo di fronte a una persona che ha una risposta a tutto e quando non sa cosa dire, liquida velocemente e in malo modo. Con questo capo non ci si confronta, è spesso infastidito da tutti ma si aspetta che il suo gruppo lo segua “devotamente”.

2. Non fa crescere i collaboratori!

Questo manager percepisce i propri collaboratori come poco capaci, poco competenti, poco responsabili, ma soprattutto poco meritevoli. La stima nei loro confronti è davvero molto bassa. O al contrario, c’è una sorta di timore di “essere superato”, di perdere il posto per cui fornisce poche informazioni.

3. Il capo che si fa temere!

La “fama” di cattivo, lo precede: è intransigente, non ammette scuse, né spiegazioni, è insofferente a nuove idee, soluzioni o alternative, ma vietato lamentarsi. Insomma tutto deve essere fatto a modo suo.

4. Non delega!

E’ un accentratore, a lui, tutti devono rispondere. Siamo di fronte a una persona che pensa di essere l’unico a poter fare tutto e soprattutto l’unico a farlo bene. Tiene per sé informazioni e competenze, teme che il collaboratore non sappia assumersi le proprie responsabilità.

5. Il capo che comunica in modo confuso e generico!

Incapacità di comunicare o volontà di non comunicare? Questo è il dubbio che assale chi vive questa situazione. La mancanza di informazioni fa lavorare in modo approssimativo, senza un visione di insieme, senza capire il senso del proprio lavoro e la percentuale di errore diventa altissima.

6. Non apprezza!

Questo è un capo che dà tutto per scontato! Non vede l’impegno, non percepisce la competenza dietro ad ogni lavoro, non si rende conto che un “grazie” o un “bel lavoro” sono ciò che sprona a fare sempre meglio.

7. Il capo che ama la gerarchia!

Rigido, attento alle regole che ama far rispettare! Questo è un manager che non ama la vicinanza, al quale non si possono offrire idee o soluzioni. Non si possono svolgere le cose, anche più banali, in un modo diverso da quello che si è sempre fatto.

8. Non è un punto di riferimento!

Magari anche competente o molto competente, ma non riesce ad ottenere consenso ed autorevolezza dai suoi. Spesso timoroso o al contrario indisponente, questo capo non collabora con i suoi, non stimola soluzioni, non ci si può rivogere a lui perchè sta facendo cose più importanti o al contrario cerca negli altri la soluzione. In realtà non è in grado di aiutare.

9. Si fa prendere dal panico!

Rigido, metodico, preciso, verifica, controlla, supervisiona: tutto deve essere al suo posto, tutto deve essere fatto come si era stabilito: non ama essere sorpreso da imprevisti! I contrattempi lo spaventano, l’ansia comincia a prendere il sopravvento ed il panico è a un passo.

Questo breve excursus non esaurisce certo l’argomento, in realtà ci sono molte cose da dire e da argomentare, ma intanto si sono date alcune informazioni.

Articoli simili

6 Commenti

  1. Ciao Francesca,

    ahhhh! cosa sento! i furbetti mi hanno sempre infastidito!!!

    avrei bisogno di più info e magari lo facciamo in privato…

    Comunque, innanzi tutto, pubblico o privato, il cartellino va timbrato, anche perchè, per esperienza, chi non vuole timbrare è perchè "ha convenienza" che il suo cartellino risulti un po' "frendly".

    Comunque – prima di qualsiasi azione, bisogna avere info su di loro, hai la possibilità di raccoglierne, per es. lavori precedenti, dove hanno lavorato con che mansione, che rapporti avevano con colleghi e superiori e soprattutto, perchè il lavoro si è concluso.

    Poi se il tuo superiore è una persona "intelligente" e che stimi, potresti cominciare a confrontarti con lui, magari non in maniera diretta, del tipo – ti sei mai trovato nella situazione che … o cosa faresti se …
    Parla anche con gli altri collaboratori, senti le loro opinioni, fatti raccontare quello che sanno, chiedi il loro aiuto in termini di inforamzioni, ma anche di ipotesi di soluzioni – in fondo anche loro lavorano lì e saranno infastiditi dai loro privilegi…

    Poi inizia un periodo di osservazione, cerca di capire bene chi sono, cosa fanno, ascolta le loro parole, ascolta il tono, osserva la comunicazione non verbale, cosa ti stanno dicendo?

    Francesca, questi sono solo degli spunti, fammi sapere…

    a presto
    Patrizia

  2. Ciao Patrizia. Aiuto! Sono capo ufficio in una pubblica amministrazione, ho 8 collaboratori. Con due di loro ho grandissimi problemi e spesso mi accusano di molte cose che tu descrivi qui sopra nell'articolo; in particolare mi accusano di non aver fiducia in loro quando gli dico che devono timbrare quando entrano ed escono, che mi devono avvisare quando escono dall'ufficio (in una PA ciò è previsto dal regolamento di amministrazione…). Dopo aver ripetuto le stesse cose a voce più volte senza ottenere nulla ho scritto e si è scatenato l'inferno. Ma senza ottenere risultati… Io non so più cosa devo fare…. Sigh! La sensazione che ho io è che loro si sentano un po' dei liberi professionisti (lo hanno sempre fatto con i precedenti capi) e il mio 'controllo' li irrita non poco (un po' di coda di paglia?).; e il lavoro lo portano avanti un po' come piace a loro e non in base alle priorità effettive.
    Cosa posso fare?
    Ciao

  3. Caro Manolo,

    mi sembra che hai colto una cosa molto importante: "lavorare con" con loro, insieme, con gli "stessi" obiettivi", con le stesse difficoltà, questo ti rende vicino, e questo ti ha reso "autorevole": cioè il tuo essere "capo" ti viene riconosciuto, sei accettato come "capo naturale".

    E' un ottimo risultato! Bravo

    Ogni tanto dai anche una "pacca" sulla spalla, dicendo "Bel lavoro"?

    ciao
    Patrizia

  4. Io sono uno store manager… quindi non ho molte persone da seguire, sono solo 6. Il capo modello per me è chi lavora con te: io magari sono un pò facilitato in questo, perchè essendo il negozio il mio ambiente di lavoro, ho una cosa che mi accomuna con i "subordinati" e cioè l'essere in primis un venditore come loro. pertanto parto da qui, svolgendo la mia-nostra mansione principale che è il vendere insieme. Poi c'è tutto il resto che mi "stacca" e "differenzia" da loro, ma è proprio in virtù del partire da una mansione in comune che mi permette poi nei momenti in cui devo essere "autoritario" ad avere la loro comprensione e collaborazione.
    Che "capo" sono?!?! boh!!!
    Manolo

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *